Il massacro dei Ciclostani

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14 Giu 2015

Torna indietro… Proteena e gli Zymachi sono intenti a costruire da zero un linguaggio comune. Le nano macchine descrivono le funzioni, lei assegna i nomi e i significati. Improvvisamente, in un’ansa protetta dalla corrente, vedono una pila di Ciclostani, smembrati, perforati da migliaia di spilli. Proteena vuole atterrare per vedere se qualcuno è vivo, gli Zymach trasformano la capsula trasparente in una specie di armatura protettiva. Incespicando in mezzo alle carcasse, prova pietà per i suoi fratelli morti, anche se attualmente suoi nemici. Probabilmente si trattava di una linea di riproduzione, riconosciamo pezzi degli Spinosi, delle Sirene e di altri scheletri più piccoli. Improvvisamente, da quello che sembrava il letto del fiume, si allunga un artiglio che ghermisce Proteena. Gli Zymachi si lanciano per difenderla, ma lei li ferma, anche se è terrorizzata: “Non gli fate del male, è un amico, è utile…” Si tratta di un Mezzo Padre, qualcosa a metà tra uno Spinoso e un soldato, avvolto nella pelle di una Medusa. Lei lo chiama “ladro”, lui esplode in un ghigno feroce: “Scommetto che non hai mai visto un vero ladro prima, sei più abituata a questo!” e gli indica un patetico scheletro, trapassato da centinaia di spilli. “Devi sapere che in questa fase del Ciclo i soldati delle linee di riproduzione sono troppo indaffarati per modificarci tutti, così quando le Meduse hanno attaccato avevo ancora le mie gambe e sono potuto fuggire!” Proteena è sorpresa dal fluente ragionare del ladro, più abituato a sopravvivere da solo rispetto a un soldato o uno scienziato. “Le Meduse… hanno ucciso tutti i soldati?” domanda. “Sfortunatamente no, si sono ritirati in regioni impervie, dove le Meduse non possono andare, e lì ricostruiscono la loro armata. Dicono che sia un posto da brividi, dove puoi sentire l’eco della musica del Ciclo, ma è diverso, è come se fosse cantato da una macchina..” D’improvviso il ladro si trasforma, assume il suo aspetto ferino, straccia l’armatura di Proteena e grida, contemporaneamente dolce e cattivo: “Tu hai qualcosa per me, vero?” La scienziata è terrorizzata, costretta all’immobilità, si contorce in spasmi finchè un uovo non emerge dalla sua bocca, rapidamente inghiottito dal ladro. Mentre Proteena si accascia al suolo, lui si riavvolge nel mantello protettivo e scompare nella corrente. Silenziosamente gli Zymachi circondano Proteena, le riparano l’armatura e la assaltano con domande riguardo il ladro, l’oggetto rubato e la musica paurosa… “Non ha rubato nulla, glie l’ho dato io, come quando il Ciclo era giovane…”
“Chi sei?” domandano le sette nano macchine.
Lei sorride: “Siete voi i veri ladri, rubate i miei pensieri appena li vado formulando…” Continua…

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Zymachi, persi per sempre?

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13 Giu 2015

Torna indietro… Intanto Hu sta analizzando campioni di sangue del professore alla ricerca dei marcatori genetici che gli Zymachi utilizzano per comunicare. Occorrono milioni di nano macchine nel flusso sanguigno di un individuo per poterne captare i segnali radio, così Kerenskij ha messo a punto questa scorciatoia bio-chimica. Sfortunatamente l’analisi non da risultati, e i due scienziati vagliano le possibili cause: errore di protocollo, malfunzionamento, ripristino inefficace, Zymachi danneggiati o sabotati. La lista è infinita! Hu ha una teoria: durante il ripristino le antenne devono risuonare sincronicamente, in modo che gli Zymachi possano mettere in comune i dati per attenuare l’indeterminazione quantistica. Se fossero invece dispersi nel flusso sanguigno, non potrebbero controllarsi reciprocamente. “Sono progettati per rimanere in formazione…” ribatte Kerenskij.
Hu:- “Ok, ammettiamo che stiano ancora tutti assieme. E se il problema fossero le antenne? Se fossero state tagliate a lunghezze diverse non potrebbero risuonare sincronicamente, come le diverse corde di una chitarra!..” “Quindi stai dicendo che è colpa mia se abbiamo perso gli Zymachi!” grida Kerenskij, visibilmente alterato, di nuovo madido di sudore. I due si confrontano minacciosi, Kerenskij sbatte per terra il computer della giovane donna, lei si dispone in una posizione difensiva da arte marziale. Il vecchio russo si ferma, intimidito, e si ritira nel suo studiolo privato, non senza aver criticato la postura di Hu: “Metti troppo peso sul piede davanti…” Lei sibila qualcosa in mandarino, ma è troppo tardi: la porta dello studio è già chiusa. Continua…

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Da che pulpito…

Il racconto del Ciclo

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12 Giu 2015

Torna indietro… Gli Zymachi hanno finalmente capito che Proteena non è il numero otto danneggiato: la carcassa del loro compagno giace nel ventre del capodoglio. “Chi sono io?” dice Proteena, “Chi siamo NOI, forse…” ed esaltata dall’incontro con il ladro comincia a parlare dei Ciclostani. Un tempo il Ciclo era forte, fertile, e ci dava tutto ciò di cui avevamo bisogno. Si poteva ascoltare la Musica del Ciclo dagli alti picchi degli spinosi fino alle profondità del mare interno, popolato di sirene. Ogni tanto il Ciclo sprofonda in una glaciazione la cui durata è sconosciuta. Durante questo tempo indefinito, noi viviamo come sospesi, in attesa. Nessuno sa quanto duri una glaciazione, nè quando sopraggiungerà la prossima, ma tra l’una e l’altra il Ciclo brulica di vita. I primi a scongelarsi sono i padri esterni, gli spinosi. Si tratta di bestie sanguinarie, che accolgono il disgelo con canti tristi e incomprensibili. Nessuno può avvicinare uno spinoso (a meno che non sia stato modificato alla nascita)… …nessuno eccetto le mezze madri, le viaggiatrici. Sono queste esseri dolci e miti, che per il bene dei figli del Ciclo compiono instancabili enormi tragitti, mantenendo il contatto tra le varie regioni. Alcune di loro, intrappolate dalla glaciazione, si trovano nei pressi degli alti picchi, e appena le condizioni lo permettono, si accoppiano con i padri esterni, ricevendo il primo uovo. Poi, passando attraverso i pori dei canaloni, intraprendono il lungo viaggio verso il mare interno. Per prima cosa discendono gli alti rami della foresta che comincia a scongelarsi, acqua che scorre sui tronchi ghiacciati. Dal fondo dei loro nascondigli occhieggiano i mezzi padri, i ladri, ancora troppo intorpiditi per molestare le viaggiatrici che si avviano verso le radici della foresta… …laddove si distende la sterminata città di noi padri e madri centrali, i soldati e le sacerdotesse/ scienziato. Continua…

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Il racconto del Ciclo #2

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11 Giu 2015

Torna indietro… I soldati lentamente si scaldano nei loro acquartieramenti, e si uniscono al coro. La Musica si eleva dal cuore della città, è bellissimo il primo canto del Ciclo, il canto della gioia e della vita, e i soldati ardenti ricevono le bellissime viaggiatrici, così misteriose, così esotiche, e da loro ricevono il secondo uovo. I soldati fecondi ora cercano una sacerdotessa con cui accoppiarsi. La scelta può essere difficile, giocano infiniti fattori: il rango, la discendenza, fattori politici, ma a volte è solo l’istinto a far sì che i due si piacciano, e il terzo uovo passa di bocca in bocca. Intanto si rafforzano le armate, si organizzano le prime spedizioni, gli assedi e le mattanze, ma anche i sottili intrecci, le alleanze e i vaticini. Non conosce limiti l’alleanza tra soldati e sacerdotesse, almeno fino a oggi, visto che io stessa vengo braccata e mi rifugio tra voi. Ma torniamo al campo di battaglia, dove i ladri fanno razzie in mezzo ai morti, entrano nelle città sguarnite muovendosi in piccoli branchi, pronti a dileguarsi nella foresta. Ed è lì, al limitare della foresta dove radici e mura ingaggiano una lotta silenziosa, che le scienziate, rapite da una sorta di estasi, incontrano segretamente i ladri e gli regalano il quarto uovo. Continua…

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Il racconto del Ciclo #3

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10 Giu 2015

Torna indietro… Il ladro usa l’uovo come una specie di lasciapassare. Sembra più nobile, attraversa indisturbato la città, le caserme ed i templi, discende le scale che portano ai magazzini, ai serbatoi crepati e alle fognature, segue i piccoli rivoli d’acqua che attraversano le fondazioni… …attraversa torrenti che si gettano in fiumi che alimentano paludi… …e finalmente raggiunge le rive del Mare Interno, dove siede e aspetta le migrazioni delle madri esterne, le sirene, le ultime a svegliarsi dal letargo, creature misteriose e possenti. E quando una di loro si avvicina troppo alla riva per scaldarsi, la arpionano… …e la cavalcano per giorni e giorni, finchè non sono sfinite e non ricevono nella loro grande bocca il quinto e ultimo uovo. Dopo che si separano, il ladro torna alla sua foresta, braccato dai soldati, mentre le sirene prorompono in languidi canti, si riuniscono in grossi banchi e scompaiono danzando nelle profondità del mare. E dalle profondità del mare le uova si schiudono e piccole larve vengono a galla, amorevolmente accudite dalle viaggiatrici. Esse liberano dei resti del guscio le larve di sirena e le lasciano guizzare nel mare a cui appartengono. Le altre larve le annidano nei loro lunghi capelli e si mettono in cammino. Dopo poco, sincerandosi che non ci siano ladri affamati nei dintorni, nascondono le loro consorelle in luoghi sicuri e ricchi di cibo, dove potranno crescere indisturbate ed intraprendere da sole il loro primo viaggio. Continua…

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