Swoosh!
20 Ott 2013
Mi hanno chiesto un piccolo disegnetto per i corsi di Rifondazione Podistica dedicati ai bambini che includesse il logo, disegnetto da stampare sulle magliette. – They asked me to make a small sketch to be printed on the T-shirts of the camps that my running team (Rifondazione Podistica) organizes for children. Oggi ottimo allenamento, 14km a Villa Pamphili, lungo la recinzione occidentale, Porta Vascello e Bel Respiro, stretching e recupero. Link to this articleWild, wild backyard…
15 Ott 2013
Guardate cosa ho trovato mettendo a posto nella casa al mare dei miei suoceri… – Look what I’ve found by sweeping my in-laws’ beach house…
Fino a qualche estate fa riuscivamo a piazzare i bambini a Tarquinia per un paio di settimane con i nonni, poi nel weekend era l’assalto al genitore: ogni sfizio doveva essere soddisfatto, tipo dormire in tenda in giardino. Ma avevo modo di difendermi, per esempio fuorviando le loro giovani menti (vedi sotto)… – Up to some summers ago, we could leave our sons a couple of weeks with their grandparents. In the weekend it was hunting season for the parents, and anything could go, like sleeping in a tent in the backyard. But I fought back, misleading their young brains… Ciccio era un patito di Bob Aggiustatutto (sic!), aveva tutti i gadget consueti, ma era l’unico ad avere l’album con le cornicette disegnate da Andy War! – My son was fond of Bob the Builder, having all the usual gadgets, but was the only owner of a sketchbook framed by Andy War!
Link to this articleZYMACHI FagoLogo
21 Ago 2013
Un logo semplificato per la serie degli ZYMACHI a forma di fago (virus). Più che altro ne approfitto per sperimentare il tema di default della nuova versione 3.6 di WordPress (TwentyThirteen), che dà più risalto alla formattazione dei post. Nella fattispecie il format “Image” ha un font più piccolo per il titolo, e sposta tutti i metadati a pié di pagina. Link to this articleYour animation is ready!
11 Ago 2013
Hey Jesp, that sweet stop motion animation you made at Museum of the Moving Image is ready to share! You can download the video file or upload it directly to YouTube or Facebook. Follow this link to get started: http://interactive.movingimage.us/pu.php?f=2013_08_11_16_45_46_877-0.mp4&id=5207f99ed2de8&t=Bidone+su+macchina&c=Jesp&k=2 FYI This link expires in 14 days, so don’t wait too long. Link to this articleAndy’s Digital Adventures: Hardware
18 Lug 2013
Il mio primo PC lo comprai usato da un amico di amici che abitava nei pressi della discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa. Niente male come simbolismo, vero? Era un 486 che mai giunse a vedere la schermata iniziale di Windows 95, riuscii a sbolognarlo prima ad un amico di amici. Da allora i miei desktop erano sempre nuovi di pacca, assemblati secondo le esigenze (e la disponibilità economica). Per farli propri si andava da sordidi spacciatori di materiale elettronico, fortificati da una breve infarinatura propinata da amici di amici più versati nel campo. Si sceglieva su uno stringato menu, solitamente fotocopiato in bianco e nero tipo flyer dei peggio punx, e divisi in tre-quattro fincature: si andava dal modello “Basic” al “Deluxe”, passando dal “Performance” e il “Professional”. Sul fondo del menu una accozzaglia di elementi aggiuntivi, rigorosamente etichettati con acronimi da smanettoni. Di solito nessuna delle combinazioni possibili era soddisfacente, un po’ come con le donne: o tette fantastiche su culi piatti o chiappe da urlo sotto una tavola da stiro. I commenti sessisti erano la norma, dato che quasi tutti gli avventori si distinguevano per il cromosoma monco. Ma mollare la preda era impossibile, lasciare il negozio senza un cabinet sulle spalle avrebbe sicuramente provocato un tracollo della borsa di Taiwan, con conseguente aumento del prezzo delle memorie. Di solito l’assemblato era un diabolico coacervo di conflitti interni, peggio del direttivo del PD. La scheda video non dialogava con la scheda madre, il processore era incompatibile e l’hard disk se ne lavava le mani. A complicare le cose c’era il mio spirito non dico anarchico ma almeno antitrust: dopo un primo processore della Intel, per i miei desktop ho sempre e solo comprato AMD. A mie spese imparai che la mother per il K7 aveva due controller, Northbridge e Southbridge, e che il Superbypass per eliminare i bottlenecks non era mai giunto alla linea di produzione, lasciando i retailers (i venditori) con il culo nell’acqua (“standing in the rain”, come riportato nell’illuminante articolo di Tom’s Hardware). Ma io non demordevo, ed aggiornando i driver a manetta si raggiungeva, dopo qualche mese, un assetto stabile. Quante ne ho passate col mio K7! richiamato per un lavoro “d’urgenza” a Murcia, lo smontai pezzo pezzo. Tutte le schede e i drive li riposi in una valigetta da cabina, mentre il telaio del cabinet lo misi in valigia, lo stipai di mutande e magliette e lo spedii nella pancia dell’aereo. Ne riemerse un po’ ammaccato ma funzionale. Una volta nello studio murciano, ricostruii il tutto. Indossavo il completo nero con cui mi ero sposato, dovevo sembrare un gran figo o un coglione totale, non so valutare. Dopo l’ennesimo K7 su scheda madre ASUS (un gioiellino che ancora fa il suo dovere a studio) sono passato ai portatili. Mi sono arrecchionuto, direbbe mia moglie, ma che ci posso fare, portarsi il lavoro a casa è un piacere, portarsi i passatempi a studio un dovere. C’è stato un momento in cui io e il mio socio avevamo lo stesso modello di Toshiba (fighi o coglioni, la domanda è sempre quella). Dopo anni di onorato servizio al mio parte lo schermo, mentre il suo ci abbandona del tutto. Sagacemente il tecnico smonta il suo schermo e lo monta sul mio. Dura un paio d’anni, poi si spegne anche lui. Collego il laptop ad uno schermo ausiliario. La tastiera non risponde più, la sostituisco con una wireless. Con tutte queste protesi non è più un “portatile”, ma è vivo, e lotta insieme a noi!
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16 Lug 2013
A conti fatti mi considero un solitario/contemplativo, definizione che potrebbe applicarsi anche a chi pratica onanismo guardando dal buco della serratura, ma che io intendo piuttosto come uno che adotta una certa forma di meditazione. Oggetto della contemplazione è normalmente un paesaggio, inteso come spazio in cui accadono cose. Naturali o urbani, mappe o formicai, quadri o corpi femminili, siamo circondati da paesaggi. Il modo migliore per gustarli è quello di camminare senza una meta precisa, il paesaggio verrà a voi prima ancora che lo raggiungiate. Nelle foto che seguono un esempio: le ho scattate sulla strada che da Chiesa in Valmalenco sale a S. Giuseppe. Notate la ricorrenza di alcune forme (linee dritte e curve) e materiali. Guardate per esempio il serpentino, di cui ci sono abbondanti cave, come si presenta in taglie diverse. Avevo già percorso questa strada qualche anno fa, d’inverno. La stessa sostanza che allora attutiva i rumori in forma di cristalli, ora scroscia fragorosa nel letto del torrente. Fatto di atomi, è questo il mondo che mi piace. Ne approfitto per aggiornare il mio diario podistico. Il 13 giugno 10km, stretching e recupero. Il 17 e il 20 solo 8km. Il 22 cinquanta minuti su una pista ciclabile fatta di saliscendi proprio a Chiesa. 8km, stretching e recupero tre giorni dopo. Il 27 e 29 i km diventano 10. Lo stesso giorno ad Orvieto, mio fratello Ugo arriva primo nei 1500 del campionato italiano master, categoria over 50! Ho notato che è difficile contemplare in corsa: il massimo che potete fare, se il debito di ossigeno ve lo consente, è di meditare introspettivamente, tenendo acceso un pilota automatico che vi impedisca di inciampare…
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