Legolizzazione
La Medusa punge
15 Giu 2015
Torna indietro… La balena intanto ingloba i resti dei Ciclostani. Vediamo che alcuni spilli si staccano dalle armature, alri sono profondamente conficcati. Il Capodoglio si avvicina ad un’altra Medusa, e, allungando una sorta di proboscide, gli presenta le superfici martoriate. Dopo lo scambio, le due Meduse si allontanano, e la seconda comincia ad emettere una nube di spilli mortali. Proteena segue l’operazione esterrefatta, e interroga a riguardo gli Zymachi. Le nano macchine stanno rapidamente imparando il linguaggio di Proteena, ma danno solo risposte elusive: sanno come FUNZIONANO le cose, ma non sanno cosa SONO. Sotto la pelle del Capodoglio continuano a filare segmenti di spaghetti, i quali vanno a comporre strutture complesse. “Le forme ci aiutano a ricordare…”, rispondono alla scienziata curiosa. Tornati al laboratorio, vediamo Hu relazionare ad uno svogliato Kerenskij: “Ho lanciato di nuovo la sequenza di ripristino, tra poco dovremmo avere la loro risposta…” ma Kerenskij sembra disinteressato, distante. Dopo un buon minuto di silenzio comincia a parlare: sostiene di essere invaso dalle stesse creature che cercavano di sabotare gli Zymachi. E’ pervaso da sentimenti che non sono i suoi, angoscia, paura, rabbia e desiderio, in una forma e con una intensità mai provate. Poco più che ventenne era stato mandato in Afghanistan, impegnato nelle prime azioni di guerra genetica. Doveva vaccinare i soldati spediti negli avamposti più sperduti, ma il suo elicottero era stato abbattuto e lui, unico sopravvissuto dell’equipaggio, si era nascosto per giorni dietro le linee nemiche, bevendo da pozzi che aveva contribuito lui stesso ad inquinare. L’esperienza lo aveva segnato per sempre, e gli aveva dato lo spunto per convertirele sue ricerche dal campo militae a quello medico. Ma mai, in quelle ore così difficili, aveva sentito una tale angoscia, un tale senso di perdita, di nostalgia di casa… Continua…
Link to this articleIl massacro dei Ciclostani
14 Giu 2015
Torna indietro… Proteena e gli Zymachi sono intenti a costruire da zero un linguaggio comune. Le nano macchine descrivono le funzioni, lei assegna i nomi e i significati. Improvvisamente, in un’ansa protetta dalla corrente, vedono una pila di Ciclostani, smembrati, perforati da migliaia di spilli. Proteena vuole atterrare per vedere se qualcuno è vivo, gli Zymach trasformano la capsula trasparente in una specie di armatura protettiva. Incespicando in mezzo alle carcasse, prova pietà per i suoi fratelli morti, anche se attualmente suoi nemici. Probabilmente si trattava di una linea di riproduzione, riconosciamo pezzi degli Spinosi, delle Sirene e di altri scheletri più piccoli. Improvvisamente, da quello che sembrava il letto del fiume, si allunga un artiglio che ghermisce Proteena. Gli Zymachi si lanciano per difenderla, ma lei li ferma, anche se è terrorizzata: “Non gli fate del male, è un amico, è utile…” Si tratta di un Mezzo Padre, qualcosa a metà tra uno Spinoso e un soldato, avvolto nella pelle di una Medusa. Lei lo chiama “ladro”, lui esplode in un ghigno feroce: “Scommetto che non hai mai visto un vero ladro prima, sei più abituata a questo!” e gli indica un patetico scheletro, trapassato da centinaia di spilli. “Devi sapere che in questa fase del Ciclo i soldati delle linee di riproduzione sono troppo indaffarati per modificarci tutti, così quando le Meduse hanno attaccato avevo ancora le mie gambe e sono potuto fuggire!” Proteena è sorpresa dal fluente ragionare del ladro, più abituato a sopravvivere da solo rispetto a un soldato o uno scienziato. “Le Meduse… hanno ucciso tutti i soldati?” domanda. “Sfortunatamente no, si sono ritirati in regioni impervie, dove le Meduse non possono andare, e lì ricostruiscono la loro armata. Dicono che sia un posto da brividi, dove puoi sentire l’eco della musica del Ciclo, ma è diverso, è come se fosse cantato da una macchina..” D’improvviso il ladro si trasforma, assume il suo aspetto ferino, straccia l’armatura di Proteena e grida, contemporaneamente dolce e cattivo: “Tu hai qualcosa per me, vero?” La scienziata è terrorizzata, costretta all’immobilità, si contorce in spasmi finchè un uovo non emerge dalla sua bocca, rapidamente inghiottito dal ladro. Mentre Proteena si accascia al suolo, lui si riavvolge nel mantello protettivo e scompare nella corrente. Silenziosamente gli Zymachi circondano Proteena, le riparano l’armatura e la assaltano con domande riguardo il ladro, l’oggetto rubato e la musica paurosa… “Non ha rubato nulla, glie l’ho dato io, come quando il Ciclo era giovane…”
“Chi sei?” domandano le sette nano macchine.
Lei sorride: “Siete voi i veri ladri, rubate i miei pensieri appena li vado formulando…” Continua…
Zymachi, persi per sempre?
13 Giu 2015
Torna indietro… Intanto Hu sta analizzando campioni di sangue del professore alla ricerca dei marcatori genetici che gli Zymachi utilizzano per comunicare. Occorrono milioni di nano macchine nel flusso sanguigno di un individuo per poterne captare i segnali radio, così Kerenskij ha messo a punto questa scorciatoia bio-chimica. Sfortunatamente l’analisi non da risultati, e i due scienziati vagliano le possibili cause: errore di protocollo, malfunzionamento, ripristino inefficace, Zymachi danneggiati o sabotati. La lista è infinita! Hu ha una teoria: durante il ripristino le antenne devono risuonare sincronicamente, in modo che gli Zymachi possano mettere in comune i dati per attenuare l’indeterminazione quantistica. Se fossero invece dispersi nel flusso sanguigno, non potrebbero controllarsi reciprocamente. “Sono progettati per rimanere in formazione…” ribatte Kerenskij.
Hu:- “Ok, ammettiamo che stiano ancora tutti assieme. E se il problema fossero le antenne? Se fossero state tagliate a lunghezze diverse non potrebbero risuonare sincronicamente, come le diverse corde di una chitarra!..” “Quindi stai dicendo che è colpa mia se abbiamo perso gli Zymachi!” grida Kerenskij, visibilmente alterato, di nuovo madido di sudore. I due si confrontano minacciosi, Kerenskij sbatte per terra il computer della giovane donna, lei si dispone in una posizione difensiva da arte marziale. Il vecchio russo si ferma, intimidito, e si ritira nel suo studiolo privato, non senza aver criticato la postura di Hu: “Metti troppo peso sul piede davanti…” Lei sibila qualcosa in mandarino, ma è troppo tardi: la porta dello studio è già chiusa. Continua…
Da che pulpito…
Il racconto del Ciclo
12 Giu 2015
Torna indietro… Gli Zymachi hanno finalmente capito che Proteena non è il numero otto danneggiato: la carcassa del loro compagno giace nel ventre del capodoglio. “Chi sono io?” dice Proteena, “Chi siamo NOI, forse…” ed esaltata dall’incontro con il ladro comincia a parlare dei Ciclostani. Un tempo il Ciclo era forte, fertile, e ci dava tutto ciò di cui avevamo bisogno. Si poteva ascoltare la Musica del Ciclo dagli alti picchi degli spinosi fino alle profondità del mare interno, popolato di sirene. Ogni tanto il Ciclo sprofonda in una glaciazione la cui durata è sconosciuta. Durante questo tempo indefinito, noi viviamo come sospesi, in attesa. Nessuno sa quanto duri una glaciazione, nè quando sopraggiungerà la prossima, ma tra l’una e l’altra il Ciclo brulica di vita. I primi a scongelarsi sono i padri esterni, gli spinosi. Si tratta di bestie sanguinarie, che accolgono il disgelo con canti tristi e incomprensibili. Nessuno può avvicinare uno spinoso (a meno che non sia stato modificato alla nascita)… …nessuno eccetto le mezze madri, le viaggiatrici. Sono queste esseri dolci e miti, che per il bene dei figli del Ciclo compiono instancabili enormi tragitti, mantenendo il contatto tra le varie regioni. Alcune di loro, intrappolate dalla glaciazione, si trovano nei pressi degli alti picchi, e appena le condizioni lo permettono, si accoppiano con i padri esterni, ricevendo il primo uovo. Poi, passando attraverso i pori dei canaloni, intraprendono il lungo viaggio verso il mare interno. Per prima cosa discendono gli alti rami della foresta che comincia a scongelarsi, acqua che scorre sui tronchi ghiacciati. Dal fondo dei loro nascondigli occhieggiano i mezzi padri, i ladri, ancora troppo intorpiditi per molestare le viaggiatrici che si avviano verso le radici della foresta… …laddove si distende la sterminata città di noi padri e madri centrali, i soldati e le sacerdotesse/ scienziato. Continua…
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